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Negozi fisici ed ecommerce: il confronto ai tempi del Coronavirus

Negli ultimi anni è cresciuto sempre di più il fenomeno delle vendite online e in quest’ultimo periodo di pandemia ha avuto un netto rialzo rispetto alla crescita già imponente degli ultimi tempi.

L’auto isolamento e la successiva paura/diffidenza ancora nella mente di parecchie persone ha incrementato la fredda vendita digitale ad avere la meglio sulla classica e romantica vendita face to face: secondo i dati Nielsen nell’ultima settimana di febbraio i prodotti di largo consumo venduti online nel nostro Paese sono aumentati dell’81% rispetto alla stessa settimana del 2019. A seguito di questo improvviso cambiamento di tendenza è sempre più probabile che gli utenti nel prossimo futuro continueranno a prediligere il digitale con la conseguente accelerazione delle vendite tramite e-commerce; tutto questo favorirà di certo le aziende che dimostreranno di essere pronte a fornire i propri servizi in modo efficiente, solo quelle in grado di reagire e di rimodernarsi ne usciranno competitive e più forti.

I grandi colossi del settore, esempio tipico è Amazon, già sono sufficientemente attrezzati per offrire servizi veloci e a prezzi competitivi, talvolta trascurando aspetti importanti della grande catena, come i corrieri o chi prepara i pacchi da spedire, spesso sottopagati e costretti a turni lavorativi frustranti.

Il negozio online ha notevoli vantaggi rispetto al classico negozio fisico: ad esempio ha spese ridotte visto che paga meno tasse ed è sempre disponibile in qualsiasi ora del giorno. Ma analizzando bene, possiamo notare che anche il negozio fisico ha i suoi vantaggi, basta pensare al’interazione diretta con il prodotto desiderato, un’assistenza immediata e i costi di spedizione inesistenti, senza contare un aspetto di notevole importanza sociale, l’interazione con il personale, con il negoziante, cosa che un freddo sito internet non può offrire.

Per l’economia nazionale, l’uscita dalla fase di emergenza coronavirus ha rappresentato però un brusco risveglio: nell’ultimo mese si è molto parlato su varie testate locali e nazionali di chiusure definitive di negozi fisici, soprattutto quelli di abbigliamento, alcuni sono riusciti a sopravvivere solo grazie ai loro rispettivi e commerce, seppur viene da pensare che internet da solo non può bastare per risolvere la più importante crisi commerciale dal dopoguerra ad oggi, anche perché l’ecommerce non è mai una versione digitale del negozio fisico, ha spesso logiche
diverse vendendo cose diverse.

C’è da dire, però, che laddove la concorrenza dell’ecommerce ha distrutto, il coronavirus potrebbe paradossalmente ricostruire con nuove idee sviluppatesi proprio in questo periodo: la consegna a domicilio (home delivery) e il marketplace economy, luoghi digitali aggregati per mettere a valore la relazione con il cliente: sono stati attivati infatti, in modo del tutto improvvisato ma fruttuoso, gruppi Facebook per la segnalazione degli esercenti che fanno consegne a domicilio, o anche gruppi WhatsApp per lo scambio di informazioni e contatti. Si sta così imboccando la strada del marketplace e operazioni di digital marketing.

Dopo un’attenta riflessione sui negozi fisici e online, non si può dare una preferenza specifica all’uno piuttosto che all’altro, anzi potrebbe essere un’occasione di successo, magari unendo i pregi di entrambi. Mai come in questa fase delicata per l’economia nazionale e mondiale è necessario unire le forze, tradizione ed innovazione per dare una spinta necessaria per risollevarci e risollevare le sorti di tutti.

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