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La via Crucis Diocesana 2019 negli Scavi di Ercolano

La Via Crucis diocesana, la Via del Signore verso la Croce, con le sue 14 stazioni, da sempre celebrazione centrale del Venerdì Santo, con la morte di Gesù, il tradimento e il dolore per quel “calice” che il Signore offre per la vita e la salvezza di tutti noi, per la prima volta nella sua storia, voluta dal cardinale Crescenzio Sepe e frutto della sinergia tra Chiesa, Parco archeologico ed il Comune di Ercolano, si è tenuta nella città degli Scavi.

Una marea di fedeli e celebranti, in un clima di grande raccoglimento generale, ha unito nella serata del venerdì Santo, la città moderna di Ercolano con l’antica Herculaneum, distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo.
Il percorso della processione, condotta dal Cardinale Crescenzio Sepe e dai tanti parroci delle diocesi cittadine, ha avuto inizio da Piazza Trieste ed ha attraversato le principali strade della città di Ercolano, per raggiungere in tarda serata il Parco Archeologico di Herculaneum che nell’occasione è stato illuminato da centinaia di faretti messi a disposizione da Engie, il player mondiale dell’energia e dei servizi, partner del Comune di Ercolano nella gestione della pubblica illuminazione.

Gli accattivanti giochi di luce hanno accompagnato con maestria ed atmosfere dedicate le 14 stazioni, ciascuna di esse contraddistinte da appositi pannelli scenografici realizzati dai tanti giovani delle diocesi cittadine.

L’intera area archeologica, dall’antica spiaggia ai cardi e decumani è stata illuminata, ed una grande croce, alta quasi quattro metri ed illuminata con luci rosse, ha sovrastato l’avancorpo della Casa dell’Albergo, a rappresentare il primo edificio romano degli scavi, subito dopo il ponte d’ingresso.

Da questo il punto da cui si abbraccia in toto la vista sul terrapieno attorno all’area archeologico, il Cardinale Sepe ha mandato la sua benedizione e salutato tutti i fedeli con il consueto “a Maronna v’accumpagna”.

Una macchina organizzativa perfetta, offuscata però dai limiti strutturali del Parco Archeologico che per ovvi motivi di sicurezza non ha consentito in tempo utile l’accesso a centinaia di fedeli per completare le 14 stazioni.

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