TERZA PAGINA

Covid-19, strage senza fine: storia di Gregorio Perfetti

Una guerra, ecco il termine adatto per definire ciò che ha travolto tutto e tutti in questi ultimi mesi, il covid19, meglio conosciuto come coronavirus.

Raccontiamo quella che è la storia di Gregorio Perfetti, nome come tanti, uomo che ha costruito le basi per la sua vita professionale in Germania, dove è diventato uno chef anche molto apprezzato.

Fino a quattro mesi fa viveva lì con una casa e un lavoro, una vita normale insomma. Fino all’arrivo di questo tornado che ha spazzato via ogni cosa, ha ucciso tante vite e ne ha lasciate molte in piedi si, ma togliendone ogni singolo aspetto di normalità.

Oggi Gregorio ha perso il suo impiego e vive in automobile, dopo che è rimasto bloccato in Italia causa chiusura forzata di spostamenti. Per i primi mesi è rimasto in un b&b alla periferia di Roma, poi i soldi hanno iniziato a scarseggiare. Tra le spese per il soggiorno e i soldi da mandare alla figlia che vive a Parigi con l’ex moglie ha dovuto lasciare la struttura e da un mese dorme in macchina.

“La mattina mi alzo, poggio il cappellino per terra e poi guardo l’asfalto fino alla sera alle otto, aspettando la benevolenza della gente che purtroppo scarseggia”, ecco alcune sue parole rilasciate in un’intervista per La Repubblica a cui aggiunge anche “Ho provato a cercare lavoro e a chiedere aiuto a una parrocchia di Roma ma mi hanno detto che i fondi sono solo per la gente del quartiere, a quel punto mi sono chiuso. Per me già ritrovarmi così è una vergogna. Quando c’è stato il lockdown il mio datore di lavoro in Germania mi ha chiamato, mi ha detto “ho bisogno di te, ma se non puoi tornare sono costretto prendere un’altra persona”. E che gli potevo dire?”.

Gregorio cerca lavoro, seppur è difficilissimo potersi presentare ad un colloquio vestito in malo modo e/o senza potersi lavare, ma lui non molla, cerca comunque. La gente del posto dove ora ha la sua “dimora” diffida però di lui o lo vede con occhi che sanno di discriminazione, come spesso accade nella stragrande maggioranza dei casi. La diffidenza, il non saper o voler guardare oltre, e non mettersi nei panni dell’altro, questo è un aspetto della nostra società che fa ancor più male e miete sempre più vittime del covid stesso. Ciò che scandalizza ancor di più, in questa storie come in altre, è il controsenso mostrato dalle istituzioni e dalla Chiesa stessa, molto abili a saper parlare, a professare valori di pace e fratellanza, ma che a conti fatti non fanno nulla per dare un sostegno. Sembra però che solo grazie all’intervento di alcuni Angeli della Strada e dei giornalisti.

La storia di Gregorio, come quelle che da umile osservatore noto ad esempio nella mia città, fanno rabbia, tanta. Vedere persone ridotte in povertà senza che nessuno smuova un dito rimuove in un sol colpo ciò di cui ci vantiamo, una società di progresso, dagli elevati aspetti culturali e sensibili ad aspetti tristi del sociale. La Chiesa poi, dalle sue più alte cariche fino ad piccolo prete, spesso vedono, e posso parlare ad esempio di un clochard di Napoli, uomo perbene che come Gregorio si trova in uno stato di povertà esclusivamente per la perdita del lavoro e per giunta essere ormai considerato vecchio in senso lavorativo, che dorme sulle scale di una chiesa senza che nessuno lo aiuti, e dove lo stesso parroco della chiesa in questione gli offra quanto minimo un posto caldo dove ripararsi nelle fredde notti invernali o nelle torride giornate estive.

Cristiani si è nel cuore, non solo partecipando a funzioni religiose o decantando fratellanza quando proprio non lo si è, questo fa parte di una società vecchia, non più esistente.

Tags

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Close