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La denuncia della Medicina Generale: da EROI a DISERTORI … il passo è breve

A lanciare il grido di allarme della Categoria dei Medici di famiglia è il dott. Francesco Paolo De Liguoro, medico di famiglia di Ercolano, Coordinatore di tutti i medici dell’AFT Ercolano 1 che riunisce nella neonata aggregazione territoriale tutti i medici di Medicina Generale della città degli Scavi e Presidente della più numerosa Cooperativa di medici di famiglia d’Italia, la MediCoop VESEVO, che con i suoi 187 medici assiste un bacino di utenza di oltre 250mila cittadini del territorio dell’ASL Napoli 3 Sud.

De Liguoro alla nostra Redazione, con una nota, denuncia il continuo attacco mediatico alla Categoria della Medicina Generale, oramai divenuti, a suo dire, oggetto preferito dello sport del momento “Tiro al …medico di famiglia”.

Il motivo è da ricondurre esclusivamente alla pandemia da Covid.

Ci sono voluti più di vent’anni per eliminare le stereotipo del dott. Terzilli, convenzionato con le mutue, nella figura del medico di famiglia di Sordiana memoria. Fino a ieri il medico di Medicina Generale per tutti era di ritenersi il punto di riferimento di ogni famiglia, l’amico, l’alleato, il confidente e addirittura in qualche sporadico caso, cosa deleteria, il complice dell’assistito, a cui lui si rivolge da sempre per la gestione delle cronicità.

Oggi, improvvisamente lo scenario sembra che si sia capovolto, in tanti hanno messo sotto accusa la Categoria, sottolineando che i medici di famiglia sono irreperibili, non rispondono a telefono, lavorano troppo poco e soprattutto non seguono a domicilio gli ammalati Covid, favorendo così l’intasamento dei pronto soccorso e degli ospedali.
Però, lamentano i medici di famiglia, nonostante i molteplici inviti, nessuno coglie l’occasione di trascorrere una intera giornata con un medico di Medicina Generale, per documentare de visu e testimoniare la mole di lavoro e lo stress che vive in questo particolare momento la Categoria.

L’occasione poteva essere la trasmissione di Rai Tre di Lucia Annunziata, “Mezz’ora in più”, che ha detta del dott. De Liguoro, aveva inviato le telecamere romane per trascorrere una intera mattinata nel suo ambulatorio, intervistando pazienti, filmando le visite e raccogliendo l’accorato appello del medico ercolanese, ma purtroppo, lamenta De Liguoro, la linea editoriale degli Autori della trasmissione ha sintetizzato l’intera mattinata, con l’andata in onda di un filmato di appena 30 secondi, nel quale il grido di allarme della Categoria non è stato colto neanche in questa circostanza.

Irreperibilità, telefono sempre occupato sono una delle accuse principali dei media – è naturale ribatte De Liguoro – come possiamo testimoniarlo se non con qualcuno che trascorre una intera giornata con noi e verifica di persona il motivo delle linee occupate ? Centinaia e centinaia di telefonate si susseguono nell’arco dell’intera giornata, batteria dei cellulari di ultima generazione che a malapena reggono le 8 ore di attività, email, WhatsApp innumerevoli, mancano solo i “segnali di fumo” all’appello, ma i pazienti comunicano con noi H 24 e noi medici rispondiamo a tutti, lo venga a documentare, La prego !

E’ vero ci sono i “disertori”, i fannulloni, gli irreperibili, i poco di buono tra di Noi come in ogni categoria di lavoratori, ma mi domando e chiedo, dal momento che il nostro rapporto di lavoro è su base fiduciaria e a nessuno viene imposto il medico di famiglia ma viene scelto dall’assistito, perché negli anni questo rapporto tra paziente e medico poco operoso non si è mai interrotto ? Dov’è l’arcano ? Connivenza, convenienza, complicità, l’assecondazione pedissequa delle richieste del paziente, gravissimo se fosse vero. Il 99% della Categoria non lavora così, l’assicuro e nessun medico difende o si sente di rappresentare questi cialtroni !!!

Poi, per quanto riguarda l’organizzazione, è pur vero che ci sono medici dotati di maggiore organizzazione di studio, come i tanti che lavorano in equipe con segretario/a e infermiere/a, che offre un servizio con tempi di attesa minori, ma non dimentichiamoci che ciascun medico è impegnato a trascorrere l’intera giornata lavorativa non solo a visitare e a preparare ricette, ma a fare consulenza, leggere analisi, misurare pressioni, effettuare vaccinazioni antinfluenzali ed antipneumococciche, effettuare screening per i carcinomi mammari ed uterini, preparare certificazioni di malattia e di invalidità civile e soprattutto ASCOLTARE i propri pazienti, TUTTI e non solo quelli psicologicamente più fragili, che talvolta, soprattutto in questo periodo, hanno l’esigenza di essere rassicurati, di trovare una parola di conforto che solo noi possiamo offrire e pertanto, è inevitabile, che in questo mare magnum ci può stare che il telefono squilli in continuazione senza risposta o risulti occupato.

Guardi, La invito a scorrere il mio cellulare, continua De Liguoro, ci sono centinaia di WhatsApp, che non ho ancora letto e sono tutti pazienti che attendono una risposta, un ok, un pollice all’insù. E le garantisco che ciascuno di noi, prima di mettere la testa sul cuscino, in tarda serata, la risposta al paziente la dà !
E perché poi non parlare dell’assurda burocrazia che attanaglia in una morsa infernale il nostro lavoro ?

In nessun lavoro al mondo, al mattino all’avvio dell’ambulatorio, vanno aperte sui nostri computer quotidianamente ben 12 piattaforme informatiche per lavorare, si ha capito bene, 12:
1) Tessera sanitaria per certificazioni di malattia INPS,
2) Saniarp per i presidi diabetici,
3) E-Covid, piattaforma regionale, per visionare l’esito dei tamponi che non si interfaccia con la piattaforma aziendale
4) Smart-Lea per l’inserimento delle richieste e monitoraggio dei tamponi molecolari.
5) Piattaforma degli screening mammari e della cervice uterina;
6) piattaforma Sinfonia del Sistema Informativo della Sanità Campania per verificare l’aggiornamento in tempo reale degli assistiti, poiché accade pure che vengano effettuate richiesta da familiari di persone che nel frattempo hanno cambiato medico e/o sono decedute;
7) gestionale della cartella clinica telematica, quella per fare le ricette per intenderci, con le note e regole prescrittive che cambiano in continuazione;
8) Cloud, indispensabile per le richieste in mobilità, e consultazione a domicilio della cartella clinica del paziente;
9) piattaforma INPS, per il rilascio dei certificati di Invalidità Civile, dei bonus bebé, ecc. dei quali i CAF sono superesperti e fomentatori di richieste ai pazienti;
10) Net-Medica Italia, ultima arrivata, per la gestione delle neonate AFT e per il controllo dei “cruscotti” di performance prescrittivi e del raggiungimento dei LEA, oramai obiettivo principe di tutte le regioni;
11) AIR per la gestione integrata del diabete, fortunatamente mai decollata del tutto;
12) Portale del medico dell’ASL Napoli 3 Sud con il quale consultiamo e scarichiamo i nostri statini, perché sa, anche noi abbiamo famiglia e dobbiamo sostenere i nostri costi, poiché tutta questa giostra gira economicamente sulle nostre spalle, a partire dai collaboratori e sostituti. Noi non siamo dipendenti dell’ASL, siamo convenzionati, pertanto se siamo bravi abbiamo pazienti e discreti stipendi, sennò sono cavoli amari.

Ed in questo caos collettivo perché nessuno sottolinea che nei nostri ambulatori il lavoro ordinario non è mai cessato ? Chi cura i malati cronici come i diabetici, gli ipertesi, i bronchitici cronici, i cardiopatici, gli epatopatici e chi più ne ha ne metta se non noi ? Quando mai un medico di famiglia si è rifiutato di assistere a domicilio un malato cronico ? E le ADP, le Assistenze Domiciliari Programmate agli anziani, ai non deambulanti, chi le effettua se non noi, sono mai cessate ? A me non sembra.

E cosa dire dei tamponi antigenici che dovremo effettuare nei nostri ambulatori. Le sembra ipotizzabile che si possano effettuare dei tamponi in un ambulatorio senza che sia garantita un minimo di sicurezza per il medico ed il paziente ? Sono stati allestiti in ogni città appositi drive-in per l’effettuazione dei tamponi direttamente in auto, cabine con pareti di plexiglass dalle quali escono solo delle braccia di operatori bardati da capo e piede, ed improvvisamente si propone che i tamponi “sic et sempliciter” si effettuino negli ambulatori dei medici di famiglia, addirittura in alcuni casi nei condomini o a domicilio del paziente, senza alcuna garanzia per gli operatori e/o gli assistiti ? Proposte che hanno dell’inverosimile e puntualmente cavalcate da qualche opinion-leader.

Certo, i tamponi li faremo, non ci rifiuteremo, come non ci siamo rifiutati di effettuare ad agosto nei nostri ambulatori i test sierologici rapidi agli insegnanti ed al personale ATA per consentire la riapertura delle scuole; anche per i tamponi abbiamo dato la nostra disponibilità e tutti i medici, su base volontaria, saranno pronti ad effettuarli, dopotutto hanno previsto per noi anche una apposita retribuzione, ma sicuramente potranno essere effettuati SOLO presso strutture dedicate, offerte dalle Istituzioni, dove i percorsi pulito-sporco dovranno essere garantiti a tutela della salute reciproca.

Capitolo a parte quello delle visite domiciliari ai pazienti Covid.

Il rapporto con i nostri assistiti ed il tiro al piccione dei mass-media contro la Categoria per le mancate visite domiciliari ai pazienti Couid, sembra aver raggiunto l’apice denigratorio con la pandemia da Covid, allorquando con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 9 marzo si è affidato ai medici dell’USCA, delle Unità Speciali di Continuità Assistenziale il compito di seguire a domicilio gli ammalati di coronavirus.

Ed è tutto qui il nodo del problema, i giovani medici reclutati e formati dalle ASL per effettuare il monitoraggio e la sorveglianza dei pazienti positivi a casa, non sono sufficienti alle richieste del territorio e pertanto in molti casi, i pazienti che potrebbero essere curati a casa, vistosi abbandonati, si vedono costretti a rivolgersi alle strutture ospedaliere, intasando i pronto soccorso e provocando quelle scene denunciate sui Social e in Tv.

Intanto, è notizia di ieri che il TAR del Lazio ha confermato che l’assistenza domiciliare ai malati Covid non è compito dei medici di famiglia in quanto risulterebbe in contrasto con la normativa emergenziale, precisando ancora una volta qualora ce ne fosse la necessità, che le funzioni di assistenza domiciliare ai pazienti Covid devono spettare unicamente alle Unità Speciali di Continuità Assistenziale (Usca).

Eppure, ricorda De Liguoro, nessuno sottolinea che gli stessi medici arruolati nelle Unità Speciali hanno scarsa motivazione, perché l’incarico viene conferito loro come lavoro autonomo, di collaborazione, di durata di 6 mesi, eventualmente prorogabile per il perdurare dello stato di emergenza.

Perché non viene sottolineato ai nostri denigratori che la mancata programmazione negli ultimi 20 anni ha provveduto alla mancanza di ricambio generazionale, soprattutto complici i continui tagli alla Sanità ? Numero chiuso in Medicina, un’anacronismo ed una assurdità tutta italiana.

Se analizziamo un pò di numeri e nello specifico osserviamo la nostra ASL Napoli 3 Sud, nonostante i molteplici sforzi messi in atto dalla Dirigenza, la Napoli 3 è riuscita ad arruolare SOLO 146 medici, perché tanti hanno risposto all’appello ed è evidente che da soli questi pochi sanitari giammai potranno fronteggiare l’immane richiesta di visite domiciliari, di una popolazione di oltre un milione di abitanti, suddivisa in 57 Comuni e 13 Distretti.

Difatti, nel dettaglio, attualmente nell’ASL Napoli 3 Sud lavorano solo 13 USCA fisse, allocate nei diversi Distretti dell’ASL Napoli 3 Sud, dove giovani medici lavorano ben oltre le 12 ore al giorno previste, deputati esclusivamente ad effettuare i famosi tamponi molecolari nei drive-in allestiti dall’Azienda. Sono poi i medici dell’UOPC che sono costretti a gestire la ripartizione e registrazione dei tamponi, lavoro che potrebbe benissimo essere effettuato da personale amministrativo ma che, tanto per cambiare, manca nei Distretti.

Morale della favola, le visite sul territorio per i pazienti Covid sono ridotte al lumicino e … gli ospedali si intasano. Però la colpa di chi è, del medico di Medicina Generale !
Eppure, per quanto riguarda le USCA itineranti, nell’ASL Napoi 3 Sud, abbiamo 6 postazioni mobili, super attrezzate, veri e propri ambulatori mobili dotati di percorsi sporco-pulito, con tablet e wireless, ma che però da sole non potranno mai assecondare tutte le richieste per l’ovvio motivo che sono poche e la richiesta è eccessiva. E mentre attualmente la cabina di regia di queste USCA è nella sede centrale della ASL, con le nuove disposizioni della Cabina di Regia della Regione Campania sull’Emergenza Covid, la gestione delle USCA sul territorio dovrà essere affidata prossimamente ai Coordinatori delle neonate AFT, si immagini per Ercolano verrà affidata al sottoscritto.

A questo punto si chiede De Liguoro, Coordinatore dell’AFT di Ercolano, come sarà ipotizzabile gestire la distribuzione delle USCA mobili per 30 medici di Ercolano, quando allo stato ce ne sono solo 6 per 57 comuni, 13 distretti ed oltre 1 milione di abitanti ? Sarà praticamente impossibile e ci aspetta all’orizzonte l’influenza stagionale che comporterà inevitabilmente il dramma collettivo !

Ecco quindi che tutti i nodi ritornano al pettine. Mancanza di programmazione decennale di chi doveva e poteva impedire che si giungesse a questo punto.
Eppure il nostro contributo al Covid l’abbiamo già dato. Non più tardi di alcune settimane fa un medico della nostra Cooperativa, il dott. Mirco Ragazzon, ci ha lasciati all’età di 60 anni, mentre era in piena salute, perché contagiato dal virus nell’esercizio della sua professione, dopo sette giorni di rianimazione, intubato e dializzato. Ed anche in questa circostanza, nessun media ci ha affiancati a sostegno, nessuno ha riportato le nostra grida di dolore o ha diffuso le immagini del nostro “picchetto d’onore”, dove oltre 150 medici in camice bianco, hanno accompagnato ai due lati della strada, con un applauso liberatorio il passaggio del carro funebre, non seguito neanche dalla moglie e dai figli del povero collega perchè in isolamento fiduciario. Insomma, un dramma nel dramma.

Purtroppo, anche in questa circostanza tutti erano impegnano al “tiro al … medico di famiglia” e nessuno ci invita ai vari Talk show per rispondere in diretta alle infamanti accuse e consentirci una giusta difesa di Categoria e se in qualche sporadica circostanza veniamo invitati, sono sempre e solo i nostri Vertici sindacali, puntualmente zittiti o messi nelle condizioni di non controbattere, “Porta a porta” docet.
Sarebbe bello, anche se so che è utopia, che invitaste a testimoniare chi sul campo opera quotidianamente e non ha cariche istituzionali da difendere e che è supportato da ciò che afferma dai propri assistiti: io, come tanti miei Colleghi, siamo disponibili e i nostri cellulari sono sempre accesi !

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