TERZA PAGINA

Gli invisibili

Prima della crisi del 2008 tutti credevano fermamente che il benessere fosse parte integrante della vita di ogni cittadino italiano. Le persone, anche se di umili
condizioni, riuscivano a sostenere una vita tranquilla, ignare di ciò che accadeva realmente nel mondo.
La grave crisi economica del 2008 ha svegliato un po’ tutti da questo sogno con uno schiaffo improvviso e quasi letale, mettendo così in discussione le fondamenta della sicurezza.

Oggi parliamo di Elena, una donna 47enne costretta a vivere da ben 9 anni in un camper nella periferia di Frosinone. Invalida da parecchi anni causa neuropatie agli arti superiori, perde il lavoro nel 2012 e, dopo aver vissuto per parecchio tempo in una vecchia auto, è riuscita almeno ad acquistare un camper di fortuna dove poter dormire; per lavarsi è costretta ad usare l’acqua di una fontanella riscaldata su dei fornelli e per l’illuminazione usa un piccolo pannello solare. Vive con una pensione di invalidità di soli 295€ e il sostegno del reddito di cittadinanza che bastano esclusivamente per sopravvivere ma che non le danno alcuna certezza né la possibilità di affittare una vera casa, non avendo più regolare busta paga, cosa segnalata più volte al dipartimento Politiche Abitative ma ricevendo una risposta tanto fredda quanto spietata: “Signora si metta l’anima in pace, fa prima a morire che ad ottenere una casa popolare”.

Parole dure, difficili da accettare, e con la paura crescente di diventare preda di malintenzionati che più di una volta, in tono razzista pensando fosse una Rom, hanno tentato di dare fuoco al suo camper, e con il proprietario del terreno dove ora sosta che le intima di andar via di lì perché sta vendendo l’area.

La storia di Elena è solo un esempio tra le tante che esistono oggi in Italia e di cui si parla sempre troppo poco: le persone che non riescono a permettersi un’alimentazione adeguata, una casa riscaldata e il minimo per vestirsi o curarsi sono ben 5 milioni, il confine tra tranquillità e povertà è diventato davvero molto sottile. Aiuti e sostegni da parte dello Stato e di organizzazioni umanitarie non mancano, ma spesso non possono bastare: come dice un vecchio e famoso proverbio É meglio insegnare a pescare piuttosto che regalare un pesce, sarebbe
meglio offrire, come nel caso di Elena, un lavoro per dare dignità e sopravvivenza ad una persona piuttosto che un contentino.

In questi tempi, e osservando più attentamente situazioni e vite disperate, sarebbe opportuno soffermarsi e riflettere.

Non è umano voltare le spalle leggendo di vite ormai rovinate, ma sarebbe opportuno lottare per il bene di tutti, anche se la situazione non ci colpisce da vicino: la vita è un’eterna lotta ma affrontarla insieme sarebbe molto più fraterna.
Romano Battaglia, noto scrittore italiano, ci ricorda tutto ciò affermando che c’è grande povertà in questo mondo, ma quella più gelida è quella dovuta alla mancanza d’amore.

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